La storia del chanbara
È Tanabe Tetsundo che sviluppa il chanbara nel 1971, insieme ad alcuni schermidori giapponesi. Il chanbara si basa sul goshinjyutu: l’arte dell’autodifesa. Questa nuova pratica è rapidamente piaciuta agli adolescenti e alle persone in età di praticare le arti marziali. Riconosciuta dal ministero dell’istruzione, si pratica persino nelle scuole. Grazie alla sua popolarità, il chanbara si diffonde a livello internazionale: in Europa, negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in Russia, in Nuova Caledonia e in Europa centrale; cioè, praticamente in tutto il mondo.
Le armi utilizzate nel chanbara
Il chanbara è poco codificato e conserva molte libertà nella pratica, sia per quanto riguarda i metodi di combattimento sia le armi utilizzate. È infatti possibile usare diverse armi durante la pratica del chanbara:
Ognuna di queste armi può essere utilizzata nella sua versione classica o in versione gonfiabile per i principianti e gli allenamenti.
L’equipaggiamento del chanbara
Il chanbara comprende un equipaggiamento specifico. Ecco i suoi componenti:
- un keikogi senza maniche,
- una maglietta a maniche lunghe (da indossare sotto il keikogi),
- dei guanti o dei kote,
- un casco.
Il kata del chanbara
Nonostante la libertà di espressione associata al chanbara, comprende numerosi kata (sequenze di tecniche simili a coreografie). I due partner del kata sono chiamati:
- uchitachi, per chi attacca;
- shitachi, per chi conclude l’azione.
Lo scopo dei kata è migliorare la tecnica di ciascun combattente e superare i propri gradi.
Il principio del chanbara
Come nel kendo, il motto del chanbara è ki ken tai no itchi (気剣体の一致), che significa “lo spirito, la spada e il corpo in uno”. Si considera l’unità dei 3 componenti del combattente:
- L’energia “ki”, che indica la volontà del combattente. Quest’ultimo la esprime con il kiai, il grido durante ogni attacco e movimento, soprattutto nei kata.
- La spada “ken”, che simboleggia il colpo portato all’avversario.
- Il corpo “tai”, che si riferisce ai movimenti effettuati dal combattente. È simbolizzato da un calcio a terra nel momento in cui attacca e emette il suo kiai.